domenica 5 novembre 2017

Black Hole

BLACK HOLE – Evil In The Dark
Andromeda Relix
Distribuzione: G.T. Music Distribution
Genere: Heavy Doom Metal
Supporto: cd – 2017


Ci sono gruppi musicali che diventano un cult pur non avendo alle spalle vendite eclatanti. Questo accade quando si trattano tematiche e idee musicali non popolari ma di nicchia. Abbiamo avuto in Italia un esempio con i Death SS e anche con i veronesi Black Hole qui in esame. Robert Measles (voce, basso, chitarra, organo, drum machine) ne è il leader storico, sin dai tempi della formazione nel 1981. Dopo tre demo nel lasso di tempo che va dal 1983 al 1984, è la volta dell’esordio dal titolo “Land Of Mystery” (City Records – 1985), disco che ha lasciato il segno nel genere Metal gotico italiano non soltanto nei nostri confini. Dopo altri tre demo, nel 2000 è la volta del loro sunto dal titolo “Living Mask”. E quando meno te lo aspetti, i “narratori del male” ritornano oggi con “Evil In The Dark”, altro disco che raccoglie materiale passato ed inedito, frutto di sessioni dei primi anni ’90 e di nuove idee.
Dodici tracce ed un artwork curato nei particolari, compresi i testi, le narrazioni di Robert Measles, le foto e i dipinti.
Un organo da chiesa apre il disco nel brano dal titolo omonimo e l’oscurità cala improvvisamente, il suono è penalizzante, ma non scalfisce l’atmosfera che il brano va a creare. I Black Hole vivono nell’oscuro e il suono del basso ricopre in esso un ruolo importante, altra controprova la si ha in “Alien Woman”. Fra i frangenti migliori spicca la “Progressiva e strumentale ”Astral World” quasi dieci minuti di musica Doom e Psichedelica supportata dall’organo e da un solo celestiale. Un macigno “X Files”, dedicata a Edgar Froese dei Tangerine Dreams scomparso nel 2005, mentre “X Files II” è in mano alle tastiere e all’elettronica che tuttavia mantengono sempre quel velo di cappa oscura. “Inferi Domine” ancora una volta sfonda con l’organo e l’aria diventa solfurea, specie nel breve cantato. Sanguinante e sgraziata “Dangerous Beings”, mentre la successiva “Nightmare” potrebbe benissimo uscire dalla colonna sonora di un film Horror. Il disco si chiude con la breve “The Final Death”, giusta e degna passarella finale per l’organo.
Il combo sta a sottolineare con questo album quanto sia importante avere personalità e non stare a nessun compromesso sonoro.  Così se si aggiungono le qualità artistiche, si entra nel culto di nicchia a cui mi riferivo in precedenza, e questo rispolverare fuori tracce passate e testimonianze mai edite, fanno per i collezionisti del disco un bocconcino prelibato.
Se la fine dell’universo avesse un suono, questo si potrebbe denominare “Evil In The Dark”.

“Un giorno le anime si incontreranno e il male scomparirà”. MS

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