lunedì 6 novembre 2017

Mostly Autumn (A Liam Davison)

MOSTLY AUTUMN - For All We Shared
Cyclops – 1998
Genere: Progressive Folk/Psychedelic Rock
Supporto: cd – 1998


Questa mia recensione giunge tardiva in quanto vuole essere un tributo alla dipartita del chitarrista Liam Davison, ex membro della band inglese Mostly Autumn in circostanze ancora da verificare, e quindi un tributo a questa band che molto sta dando al genere Folk Progressive Rock.
Nella loro lunga discografia vado a ricordare il primo album “For All We Shared” sicuramente fra i migliori e dalle atmosfere fotografiche.
Si fondano nel 1995 come tribute band dei connazionali Pink Floyd con il nome One Stoned Snowman da un idea del chitarrista leader Bryan Josh, per poi mutare in Mostly Autumn. La band si completa con Heather Findlay (voce, tamburello, chitarra acustica a 6 corde), Iain Jennings (tastiere, voce), Liam Davison (chitarra elettrica, voce, chitarra acustica a 6 e 12 corde), Bob Faulds (violini), Stuart Carver (basso), Kev Gibbons (feadòg) e Allan Scott (batteria).
I Pink Floyd comunque rimangono scolpiti nel loro dna anche nel tempo, questo lo si evince specialmente nei lunghi ed incredibili assolo di chitarra proprio in stile David Gilmour, e per dirla tutta avente punto di riferimento “Comfortably Numb”.
L’esordio che risale al 1998 è composto da dieci canzoni con la caratteristica di elargire atmosfere decisamente bucoliche, questo sia grazie all’uso del violino che delle chitarre acustiche, ma anche alle voci soavi che si alternano di Heather e di Bryan. i brani sono di medio lunga durata, adoperando a volte anche suoni della natura stessa, come ad esempio il vento, proprio come è capitato fare anche ai loro maestri Pink Floyd ad esempio in “One Of These Days”.
Melodie di facile fruizione, in un mix fra formula canzone e ricerca Folk sin dall’iniziale “Nowhere To Hide (Close my Eyes)”. Tutte le canzoni si possono cantare  in coralità semplici, ed inesorabili lasciano nella fantasia dell’ascoltatore panorami boschivi con tanto di fiumi e nebbia.
I brani che ritengo capolavori in questo album sono due, il primo si intitola “The Last Climb”,
  

devastante crescendo emotivo, con l’ingresso del violino che fa staffetta nel finale con la chitarra di Josh, uno dei momenti più importanti della loro carriera in quello stile da me descritto poco sopra, ossia di Pinkfloydiana memoria. Le atmosfere iniziali con il cinguettio di un uccello sopra arpeggi di chitarra e tastiere fanno venire i brividi. La seconda è la conclusiva “The Night Sky”, 

altro loro classico sempre presente in tutti i concerti e qui l’assolo di chitarra finale è ancora più devastante, mentre l’album si chiude come si è aperto, ossia con il sottofondo del vento. Questo a sua volta aprirà il disco successivo, ancora una volta di notevole valore dal titolo “The Spirit Of Autumn Past”.

Il ricordo di Liam sarà sempre vivo nella sua musica, e questo se è servito anche a voi per conoscere un nuovo gruppo e magari innamorarvene, allora ecco un altro motivo in più per amare Liam. R.I.P. MS

Liam Davison

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