domenica 25 febbraio 2018

Rock Progressivo Italiano 1980 - 2013: Il libro


 Di Massimo "Max" Salari

Il mio libro ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 è stato stampato dalla Arcana Edizioni. Uscirà il primo marzo. 
Il libro che sino ad ora è mancato nelle librerie musicali!  Perchè?  Dove tutti si fermano a dire che il genere è morto nella fine degli anni 70, io inizio a dare luce a tutti coloro che invece esordiscono discograficamente  proprio dal 1980  al 2013. Se il Progressive Rock oggi in Italia ha ancora vita, è proprio grazie a questi artisti che hanno lottato contro le mode e contro i tempi.
Non si parla dunque di discografia di PFM, BANCO, AREA, ORME etc. etc., tuttavia i citati vengono sempre tenuti in considerazione come punti di riferimento.
A tutti gli effetti è una mini-enciclopedia sul genere, la prima!

Il libro contiene:

- Una  prefazione riguardo il Progressive Rock Italiano.

- Schede descrittive delle band che esordiscono negli anni senza la discografia "Live" ma solamente in studio".

- Interviste ai protagonisti di questa nuova linfa musicale: Nico "Nik" Comoglio, Lucio Lazzaruolo, Claudio Milano, Mauro Montobbio, Alessandro Papotto, Walter Pini, Edmondo Romano, Cristiano Roversi, Luca Scherani, Alessandro Seravalle, Alessandro Seri, William Toson, Gianni Venturi e Fabio Zuffanti.

- Conclusioni con le impressioni sul significato oggi del termine "Progressive Rock".

Uno sforzo di ricerca annosa dettato dall'esperienza di recensore da parte mia, con la fortuna di avere con me molti dischi al riguardo, il resto lo ha fatto la mia curiosità nel web. Spero che sia di vostro gradimento, un lavoro enciclopedico, consultivo, da leggere ed esaustivo. 





IL LIBRO USCIRA' L'1 MARZO. Per tutte le info al riguardo, e le future presentazioni  vi rimando alla pagina facebook:

PREORDINE SU AMAZON: https://www.amazon.it/progressivo-italiano-1980-2013-Massimo-Salari/dp/8862318618/ref=sr_1_1_twi_pap_1?ie=UTF8&qid=1519418469&sr=8-1&keywords=rock+progressivo+italiano+1980+2013

https://www.facebook.com/rockprogressivoitaliano19802013

Deafening Opera


DEAFENING OPERA – Let Silence Fall
Record Jet / Soul Food Music Distribution
Genere: Heavy Prog
Supporto: cd – 2018


Troppo spesso ci perdiamo in inutile ricerche per appellativi da abbinare ad un certo tipo di musica, soprattutto noi recensori. Ci spacchiamo le meningi nel cercare di interpretare e collocare ciò che alcuni artisti cercano di dire per poi poter indirizzare il lettore verso lo stile sonoro proposto, o perlomeno cercare di far capire di cosa si tratta. Non sempre è così scontato o di facile riuscita, ci sono musiche che non sempre inquadrano un genere in dettaglio e quindi si rischia di fare la figura di colui che ne capisce poco, visto che oggi poi con la rete tutti sono “grandi intenditori”. Ma se l’artista riesce con la propria musica ad emozionare, genere o non genere, l’obbiettivo è essenzialmente raggiunto.
Un esempio lo avete ascoltando la musica dei tedeschi Deafening Opera, giunti nel 2018 al loro terzo lavoro da studio dopo il buon “Blueprint” del 2013. Propensi ad una musica Rock Progressive dalle sfumature Hard ma pur sempre legata fortemente alla formula canzone, Deafening Opera dimostrano una maturazione importante che varia dall’attenzione per la qualità sonora alla tecnica individuale. Gli assolo e le musiche in "Let Silence Fall” sono più ricercate che in passato, lo stile si va raffinando  per raggiungere un risultato variegato, colmo di stili e sonorità, come in un caleidoscopio per i colori.
L’album si presenta in edizione cartonata, con l’artwork semplice ed essenziale nella rappresentazione grafica seppur ricco di tesi e foto ad opera di Renè Aigner. L’album contiene undici canzoni, tutte di media o lunga durata, compresa la finale mini-suite dal titolo “Plus Ultra” di quasi tredici minuti.
La formazione ad oggi vede Christian Eckstein(basso, voce), Thomas Moser (chitarra ritmica), Adrian Daleore (voce), Moritz Kunkel (chitarra, voce), Gèrald Marie (tastiere, voce) e Konrad Gonschorek (batteria). Il cantato come nei dischi precedenti è in lingua inglese.
Un mondo sonoro policromo dunque, ad iniziare dal “Prologue” di un minuto e mezzo con il pianoforte. Esso conduce all’ascolto di “Deafening Overture”, un imponente muro sonoro ci sbatte in faccia quello che è la realtà di questo concepimento, le tastiere hanno la loro importanza ma sono le chitarre a dettare le regole. La ritmica a tratti si affaccia nel mondo del Metal Prog, qui si evince quello che poi sarà il leitmotiv del disco. Il Progressive necessita di cambi umorali e di ritmo, si sa e quindi questo è anche ciò che accade in “Down The River”, mentre il cantato è perfettamente incastonato in questo contesto sonoro, semplice ed ammaliante. La parte melodica e malinconica del brano è davvero toccante ed espressiva, tutto questo senza strafare. I brani sono tutti uniti in una lunga suite, a questo si aggancia “Amber Light”, un tributo per i Dream Theater più pacati e le coralità sono anche più ricercate. Ottimo l’assolo di chitarra elettrica.
L’album cresce brano dopo brano, “The Tempest” è davvero un frangente importante, probabilmente lo si può prendere come esempio per sunto stilistico dei Deafening Opera e della loro politica sonora. Qui in parole povere ci sono tutte le caratteristiche della band.
Il semplice è complesso, altresì è complesso essere semplici, eppure malgrado il gioco di parole il concetto viene spulciato dai nostri protagonisti per portarlo in concretezza strutturale, un insieme di particolari che sembrano essere assemblati con sforzo, eppure così non è. “Sweet Silence” è qui per testimoniarlo. Riff importanti, ma anche musica a 360 gradi, non c’è fossilizzazione, esperienza  e passione fanno il resto, mentre per la prima volta in alcune coralità e sonorità psichedeliche tornano a fare capolino i Porcupine Tree gruppo che nell’album precedente sembrava essere più presente.
“Sundown” non si discosta di nulla da quanto descritto sino ad ora, pur godendo di un incedere più aggressivo. I puritani del Prog storceranno il naso nell’ascoltare le chitarre elettriche distorte, eppure non sono invasive, nel contesto hanno il loro perché.
Un attimo di pausa per scendere dal muro sonoro lo si ha con la ballata “As Night And Day Collide” e poi nuovamente in pista con “Man And Machine”, fra classe ed eleganza. Passaggio del testimone ad “At The Edge”, altro modo di essere diretti e melodici. A conclusione giunge come dicevo in precedenza, la mini suite “Plus Ultra”, che da sola vale il prezzo del cd.
Che dire? Davvero un gran bel disco, ma bello, bello, bello! Buon ascolto.MS

mercoledì 21 febbraio 2018

Reversal Symmetry


REVERSAL SYMMETRY – Jekyll & Hyde
Autoproduzione
Genere: Progressive Rock/Metal
Supporto: MP3 – 2018




Il genere Progressive Rock bene si presta ad opere o colonne sonore, spesso la magniloquenza e la struttura di certi album sono dei veri e propri concept da opera. Alcune volte ci si perde in questo grande calderone di idee, metamorfosi strutturali dettate da scene da rappresentare risultando spesso pesanti e logorroici, in altre invece si possono godere momenti di vero e proprio piacere musicale.
Ma il Progressive Rock in senso generale è già di suo un film per un orecchio, per cui addentrarsi in storie anche classiche non è altro che un cammino paradossalmente naturale.
Da Roma ci provano i Reversal Symmetry, nuova band sorta dalle ceneri degli ottimi Layra, autrice di due album autoprodotti dal titolo “Chiaroscuro” (2008) e “Crono” (2011). L’argomento trattato è la vita del Dottor Jekyll, mutante personaggio creato dalla fantasia dello scrittore Stevenson, qui descritta in maniera fedele all’originale.
Il progetto è diviso in due parti, la prima si intitola “The White Side” ed è composta da sette canzoni rappresentanti la supremazia della ragione sull’istinto primordiale. La seconda parte “The Dark Side” è formata da sei canzoni che lasciano trapelare la negatività e la distruzione.
Progetto ambizioso dunque, e in quanto tale necessita di un complesso di artisti corposo, ecco quindi  le voci a rappresentare i differenti personaggi a cura di Moreno Sangermano (Jekyll/Hyde), Steve Sangermano (Utterson),  Guido Gori Giorgi (Lanyon) ed Alessio Quaresima Escobar (Poole), mentre la line up si completa con Fabio Vitale (chitarra),  Graziano Sessa (basso),  Matteo Ferretti  (tastiere) e Davide Miccinilli (batteria). La lingua scelta per il cantato è l’inglese.
La parte bianca inizia con “Henry's Mirror”, un tuffo negli arpeggi passati in stile Marillion era Fish e poi via verso la magniloquenza delle tastiere. Il brano si apre ulteriormente su un territorio al confine con il Metal Prog, fra cambi di tempo e un cantato ben calato nella parte.
Il contrasto di Jekyll & Hyde è amalgamato nella struttura dei brani, dove si passa da momenti pacati ad altri crescendo vigorosi, proprio come accade nella bella “Story Of A Door”. Il contrasto è quindi il binario del viaggio sonoro. In sede live i Reversal Symmetry fanno uso di interpretazioni con costume, proprio come alcune volte capita nel Progressive Rock (vedi Genesis, Marillion, IQ etc.). L’opera prosegue con “The Eye of Reason”, frangente più solare, con un ottima apertura fra chitarra elettrica e tastiere, un brano che potrebbe risiedere tranquillamente nella discografia degli americani Queensrÿche. Toccante il canto lirico in “Eternal Void”, una musica cinematografica che spazia fra il Metal ed il Prog Rock.
Il contrasto canzone - lirica ha il suo indiscutibile fascino, “Promises” è una ballata voce piano in evidenza con al centro del brano un istante Folk per poi incedere verso il crescendo finale con le chitarre elettriche. La “White Side” si chiude con “Henry's Choice, uno dei frangenti più Prog del concept, grazie anche all’uso delle tastiere in stile New Prog.
“The Smell Of Rain” apre la “Dark Side” in maniera nervosa e metallica, seppure al suo interno contiene un cantato recitato alla Genesis o se vogliamo più recentemente come spesso fanno gli inglesi Arena. Intrigante “The Evil Inside” in pieno territorio Metal Prog. Altro dei momenti che più ho apprezzato è contenuto in “The Window” e nei suoi arpeggi. Apprezzo sempre molto i crescendo sonori durante lo svolgersi dei brani. “Anomalies” prosegue nel terreno New Prog dando spazio come sempre alle buone melodie. Non nascondo di scorgere certe affinità con i Marillion di Hogarth, per poi però scappare verso lidi più oscuri e pesanti, con inserimenti brevi in growl. I Reversal Symmetry quindi è evidente che godono di una buona personalità.
Torna la sinfonia cinematografica con “In Another Life” e perché no anche una spolverata di Dream Theater. In conclusione c’è uno dei momenti più toccanti dell’album, “Like So Many Fragments Of Glass” con Jekyll & Hyde all’unisono. Degno finale di questa opera Rock che nella sua ambiziosità si lascia ascoltare con estremo piacere.
Il fatto che le soluzioni sonore siano molteplici fa si che l’insieme sia scorrevole ed interessante, su questo influisce anche il ruolo dei differenti cantanti.
Complimenti ai musicisti e avanti così, la scena italiana si fa sempre rispettare. MS

  Available on: Spotify, ITunes, Amazon, Google Play



domenica 18 febbraio 2018

Reale Accademia Di Musica


REALE ACCADEMIA DI MUSICA – Angeli Mutanti
M.P. & Records/ GT Music
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2018


Siamo nel 2018 e non vi nascondo che ancora nel mio giradischi gira spesso l’album “Reale Accademia Di Musica” (prodotto da Maurizio Vandelli) del gruppo omonimo datato 1972! Questo vi può far comprendere quanto personalmente sia legato al suono e alla melodia di questo gruppo romano di Progressive Rock italiano. Il perché è molto semplice, la musica proposta è sia legata al mondo progressivo del tempo, che alla melodia italiana, quella di facile memorizzazione che ci contraddistingue. Fu un disco con poche elucubrazioni e tanta sostanza.
La band di Pericle Sponzilli (voce, chitarra) ha avuto un vuoto di presenza lungo dalla metà degli anni ’70  sino ad oggi, ma i R.A.M.(dice la bio “anche impropriamente con questo nome”) tornano con lavori in studio come “R.A.M. : Il Linguaggio Delle Cose”, per poi arrivare ai nostri giorni con altri due album, “R.A.M. : Tempo Senza Tempo” (2009) e “La Cometa” (2013) Ma oggi Sponzilli torna alle redini del gruppo incoraggiato anche da questo ritorno di fiamma del genere Progressive Rock, e crea questo nuovo disco dal titolo “Angeli Mutanti”. La formazione si completa con il tastierista Fabio Liberatori (anche Stadio), Erika Savastani (voce), Andy Bartolucci (batteria) e Fabio Fraschini (basso).
Il disco contiene dieci tracce, ad iniziare proprio dal brano “Angeli Mutanti”. La forza dei R.A.M. risiede negli arrangiamenti molto curati, così nelle melodie, ed il tempo sembra essersi fermato. Bella la voce di Erika, dolce e malleabile a seconda della situazione che il pezzo richiede. Apprezzo molto anche il solo di chitarra elettrica in una sorta di Psichedelia Prog che spezza il brano. “Alba” è cantata ancora a doppia voce, maschile e femminile, mentre la tastiere fanno da importante sottofondo rendendo il suono pieno e dal profumo fortemente vintage. “Alba dove eri ieri sera al tramonto….” poi è un tocco raffinato.
“Johnny e Adele” è un momento più delicato, una ballata tipicamente italiana e ancora una volta gli anni ’70 sono presenti, specie nel suono delle tastiere. Altra canzone dal dna italico con tanto di mediterraneità è “Cosa Nascondono Le Nuvole”. Il Prog dei R.A.M. è così, solare e bada al sodo senza troppi inutili tecnicismi, anche se assolo di chitarra di tanto in tanto affiorano con eleganza. Non ci sono suite, bensì canzoni. Ascoltare “The Beat Goes On (Come la Canzone)” mette l’anima al caldo, toccante nelle vocalità su di una chitarra acustica che dialoga dolcemente con le tastiere.
Un suono di pianoforte sostenuto apre “Tempo”, movimento Prog che si fonde con la voce di Erika e l’emozione ancora una volta accresce, per chi vi scrive è uno dei brani più importanti del disco. Soluzioni sonore senza tempo, arrangiate davvero con gusto.
“A Dritta San Salvador” mi ricorda materiale delle Orme  di metà carriera, mentre la voce di Erika sale. “Una Sola Immagine” è più ruffiana, come un gatto che si sfrega fra le gambe quando ha fame e si lascia accarezzare con gentilezza. “Io Sono Qui” è sunto di stile ancora una volta vintage. Chiude il disco alla grande lo strumentale “La Pista ed Il Miraggio”, qui fuoriescono i R.A.M. che abbiamo conosciuto nel tempo.
La musica deve fare questo, ossia rimanere impressa nella mente. Quando un disco termina si deve avere ricordo di esso, sia per un passaggio, sia per un ritornello che per un gradevole assolo. Qui c’è musica italiana di elevata fattura, semplice e mai banale, dategli un attento ascolto, lo merita davvero. Ben tornati R.A.M. (MS)

Vitral


VITRAL – Entre As Estrelas
Masque Records
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2017




Il sud America ha da sempre dimostrato con giusto orgoglio come ha assimilato il genere Progressive Rock. Ha rielaborato con la propria cultura questo modo di comporre e di presentarsi, sia a livello musicale che di copertine o di struttura dei brani con le immancabili suite. La solarità della loro terra trasla nella musica, riuscendo a far realizzare dischi di notevole fattura. Tutto ciò ovviamente a partire dagli anni ’70 sino ad arrivare ai nostri giorni. La staffetta ha sempre funzionato nel tempo e quindi anche oggi si può godere di questo genere che sembra non conoscere un vero e proprio tramonto, salvo in alcuni momenti passati. Oggi più che mai il suono rivive e sull’onda delle nuove leve, anche le passate ritornano con inaspettato entusiasmo.
La band Vitral è di Rio De Janeiro in Brasile ed è il progetto di Eduardo Aguillar a tutti gli effetti può considerarsi un super-gruppo. Infatti il quartetto è composto oltre che da Aguillar (tastiere, basso) anche da Claudio Dantas  dei Quaterna Rèquiem (batteria, percussioni), Marcus Mora dei storici Bacamarte (flauto) e Luiz Zamith (chitarra).L’attenta Masque Records non poteva farsi sfuggire un bocconcino così prelibato.
Il disco si intitola “Entre As Estrelas” e prende forma da vecchie registrazioni che vanno dal 1983 al 1985 di Eduardo ritrovate nel tempo in un suo archivio. Quello che quindi doveva essere un lavoro solista è diventato oggi un lavoro di gruppo.
L’edizione cartonata è godibile anche grazie all’artwork di Claudio Dantas con la supervisione di Gustavo Sazes, e qui fuoriesce alla visione ancora una volta potente il messaggio “Qui dentro c’è del Progressive Rock”. Si va sul sicuro.
Il disco è suddiviso in tre canzoni, due di media durata e una mega-suite di cinquantadue minuti, a conferma di quanto detto nella prefazione.
La musica dei Vitral è colorata, piena, calda e molto spesso spensierata, questo lo si evince già dall’iniziale “Pètala De Sangue”. Ricordo che questo è un album completamente strumentale, una scelta che non sempre appaga le vendite, in quanto il pubblico sempre più spesso ama il brano da cantare, ma qui signori miei stiamo parlando di Progressive Rock e che Progressive Rock! E avanti dunque con tastiere dappertutto, un sound che avvolge l’ascoltatore abbracciato anche dal caldo suono del flauto.
Per inquadrarvi il sound della band posso avvicinarveli alla nostrana PFM sotto vari aspetti, ma soprattutto nella suite “Entre As Estrelas” i Vitral dimostrano di conoscere un po’ tutta la storia del genere, avendone da esso assorbito larga parte e in alcuni frangenti anche arricchito con del Rock Psichedelico, proprio come nell’inizio del brano. Ottimo anche il lavoro della chitarra elettrica. L’irresistibile fascino del flauto traverso nel Rock porta comunque sempre a momenti di alta emotività, specie quando si alterna proprio con la chitarra elettrica. Vorrei anche sottolineare la qualità sonora della registrazione, nitida, dove gli strumenti non si confondono , bensì si distaccano l’uno dall’altro donando all’ascolto la giusta profondità. Ma tornando alla suite in esame, ci sono spazi per tutti i musicisti, anche per le ritmiche, dove è evidente l’intesa fra il basso e la batteria, questo dona sicurezza alla band che si esprime al meglio. Compare spesso anche l’alone del New Prog e come potrebbe non essere così visto che i brani ritrovati sono proprio dell’inizio anni ’80. Questo è evidente soprattutto nell’uso delle tastiere, quei giri alla Clive Nolan (Pendragon) o alla Mark Kelly (Marillion) tanto per intenderci.
A chiudere “Vitral”, un madrigale elegante dall’incedere regale, uno sbalzo spazio temporale.
I brasiliani Vitral ci fanno fare una scorpacciata di musica Prog, questa farà la gioia di ogni fans del settore, un menù ricco e variegato ed il conto se andiamo a vedere è davvero basso. Buon rapporto qualità prezzo dunque, ed un servizio ineccepibile. Da avere. MS

lunedì 5 febbraio 2018

Arti & Mestieri

ARTI & MESTIERI – Live In Japan/The Best Of Italian Rock
King Records
Distribuzione italiana: BTF
Genere: Progressive Rock
Supporto: 2cd- 1dvd - 2017


Il fenomeno Rock Progressivo è un fenomeno a se stante nel campionario musicale italiano. Ha goduto negli anni ’70 un momento di notevole attenzione, con i nomi che già conoscerete come Premiata Forneria Marconi (PFM), Area, Orme, Il Banco Del Mutuo Soccorso, Arti & Mestieri etc.
Tuttavia anche nei giorni nostri il genere sembra godere di rispetto e di nuova linfa con altrettanti nuovi artisti i quali hanno il merito di tenere nel tempo ancora viva la fiamma del genere, fino a portarlo ad oggi in buona salute. Addirittura in edicola si possono comperare collane di dischi in vinile sul genere. Fra le band storiche annoveriamo proprio gli Arti & Mestieri di Beppe Crovella, Furio Chirico, Gigi Venegoni e Arturo Vitale su tutte. Ma qual’ è il pubblico più attento ed esigente del Rock Progressivo italiano? A sorpresa non è l’italiano stesso, bensì bisogna arrivare fino al lontano Giappone. I nipponici hanno sempre prestato attenzione e dato risalto alla nostra musica, tanto che quasi tutte le band storiche del settore sono andate in sol levante a registrare almeno un live.
Gli Arti & Mestieri lo fanno in occasione del quarantennale della loro storia musicale in pompa magna, ossia con dieci componenti, compresi quattro storici originali da me  prima citati. Questo accade nel luglio 2015 al The Bast Of Italian Rock presso il teatro Clubcittà in Giappone. Nei due cd ci sono gli arrangiamenti originali dei capolavori storici “Tilt” del 1974 e “Giro Di Valzer Per Domani” del 1975, mentre nel dvd si può godere dell’esecuzione del nuovo disco “Universi Paralleli” del 2015. In più ci sono i brani tratti da “Murales” (2001) dal titolo “2000” e “Nove Lune Prima- Arc En Ciel – Bonaventura Moon”, un brano dei King Crimson “Starless” tratto da “Red” ed infine una registrazione dal vivo, “Gravità 9.81” tratta da “Tilt” cantata da Lino Vairetti degli Osanna. Inutile nascondere l’ottima qualità della registrazione, i giapponesi in questo sono maestri, l’audio ed il video  vengono masterizzati nei storici studi della King Record sempre in Giappone. Quindi i dieci musicisti in azione sono: Furio Chirico (batteria), Gigi Venegoni (chitarre), Beppe Crovella (tastiere), Arturo Vitale (sax), Lautaro Acosta (violino), Roberto Puggioni (basso), Piero Mortara (fisarmonica, tastiere), Marco Roagna (chitarre) Iano Nicolò (voce) e l’ospite Mel Collins (sax, flauto) dei King Crimson.
Ciò che risalta subito alla visione del dvd è l’eterna giovinezza di Furio Chirico, grande strumentista preciso e tecnico e la compostezza del pubblico nipponico, sempre attento ed  impeccabile, tanto da sembrare una fotografia. Il violino di Acosta è un viaggio in prima classe ed il sax di Collins disegna scale sonore colorate. La voce e l’interpretazione di Iano Nicolò sono di tutto rispetto. Tutta la formazione è in splendida forma, il Jazz Rock proposto tira e grazie alle melodie gradevoli riesce a restare impresso nella memoria. Da sottolineare il solo di batteria di Chirico assolutamente fuori della banalità. Pecca del dvd se vogliamo cercarla risiede nella staticità delle tre telecamere fisse.
Veniamo ora ai cd, la versione live del cd 1 dona a “Tilt” una veste nuova, pulita e sgargiante, pur sempre rimanendo molto attinente all’originale. Importanti i sottofondi di tastiera di Crovella per la riuscita corposa del suono. Pelle d’oca. Un ensemble sonoro  potente che  la sede live riesce a valorizzare al massimo. Chi non conosce Arti & Mestieri si può approcciare tranquillamente a questo cofanetto per scoprire un mondo sonoro caldo fra Jazz e Rock al quale non potrà più sottrarsi. Inevitabilmente scatterà la ricerca della loro discografia.
Il cd 2 si apre con un capolavoro assoluto, “Starless” dei maestri King Crimson, qui in una versione struggente e calorosa cantata in italiano. Il suono del Mellotron mi fa socchiudere gli occhi ed immaginare ampi spazi, immagini cariche di vecchi ricordi. A seguire la versione acustica della speciale suite “Nove Lune Prima- Arc En Ciel – Bonaventura Moon”. Ed è con “Valzer Per Domani” che si apre l’intero secondo capolavoro della band. La storia che si racconta. Gli ultimi tre brani sono tratti da “Tilt”, ”Fahrenheit” in una versione più accelerata e la ripresa in due parti di “Gravità 9.81”.

Un cofanetto imperdibile, pieno di grande musica bene eseguita e riarangiata. Ad un nostalgico dei tempi che furono come me è scesa anche una lacrimuccia, e ciò la dice lunga. MS

Questo video non è tratto dal dvd "Live in Japan"